Martina Bellani
Digital Strategist, @Sonosolocomplimenti

Siamo stanchi degli eroi

I social ne hanno abbastanza delle vite perfette

Falling / Getty Images

C’è un momento nello sviluppo dei progetti di marketing che si chiama “debrief”. È un passaggio in cui si valutano i punti di forza e di debolezza di un progetto: il debrief aiuta a far luce sulle ombre, ma con finalità costruttive. Serve a guardare le cose con lucidità, per capire se tutto è come dovrebbe essere. Oppure no.

Questo approccio distruttivo-costruttivo sembra molto urgente oggi sulle piattaforme social. La sensazione è che ci sia un sentimento comune che spinge gli utenti a revisionare e smantellare le patine di perfezione dei post più diffusi, per vedere che cosa c’è dietro, per capire se oltre l’aura di perfezione ci sia qualcosa di autentico.

Stop alle foto perfette – come nel caso del movimento normalize normal bodies, ad esempio – e agli arredamenti in stile-Pinterest, che sembrano inadatti a qualsiasi forma di vita reale (“normalize normal homes”).

Adesso i nuovi reel ci trasportano in una dimensione immersiva priva di qualsiasi artificiosità (per il momento). Le foto con le mongolfiere e i vestiti lunghi svolazzanti, con una color correction tutta pastello, sembrano essere un lontano ricordo.

 
 
 
 
 
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È come se le piattaforme social avessero bisogno soprattutto di antieroi, non di Superman o Wonder Woman. C’è una richiesta di storie che raccontino cadute, normalità e quindi anche fallimenti. Di narrazioni in cui la quotidianità non è ridotta a positività tossica, ma ad una dimensione più umana, con revisioni, ostacoli e incertezze.

Stop alle foto perfette, come vuole il movimento “normalize normal bodies”, e agli improbabili arredamenti in stile-Pinterest (“normalize normal homes”)

Un esempio di racconto che unisce complessità e autenticità è probabilmente Mad Men, la serie tv amata dal mondo della comunicazione. Il protagonista, Donald Draper, è un antieroe per eccellenza. Ammaccato, lotta contro di sé per comprendersi, per evadere da un mondo irreale che lo ha messo in gabbia.

I successi lo rendono ancora più solo, perché frutto di una maschera che lui stesso si è creato. La sua ricerca dell’autenticità diventa ossessiva, necessaria, mancata, in costruzione, impossibile.

È come se le piattaforme social cercassero antieroi, non Superman o Wonder Woman

Insicuro, tormentato, aggrovigliato, oscuro: il successo di Draper si deve al racconto delle sue fragilità. Le sue insicurezze nella serie diventano accettabili, impariamo ad accoglierle, episodio dopo episodio. Un po’ come se accettando le sue debolezze entrassimo sempre di più in contatto con le nostre.

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Mad Men Pics (@madmenpics_)

Siamo stanchi di storie di successo senza errori, in cui non esistono cadute. Siamo stanchi di pensare che i più bravi non sbaglino mai, che se capita a noi sia bene mollare e darsi per vinti. Siamo stanchi degli eroi: abbiamo un disperato bisogno di personaggi inventati e reali come Donald Draper. Imperfetti, incasinati e tremendamente umani.