© Ergiti Tigre × Canàl


Nel 1924 una colonia di cittadini tedeschi dell’area di Karlsruhe giunse in nave in Argentina. I passeggeri soggiornarono all’Hotel de Inmigrantes di Buenos Aires. Non avevano molto, cercarono un lavoro nei campi della zona. Marciarono attraverso le province di Chaco e Corrientes, in cerca di fortuna.

Il gruppo si fermò nei pressi delle cascate di Iguazù, nel nord del paese, al confine con l’Uruguay. I coloni presero in gestione un campo di 517 chilometri e iniziarono a costruire il loro ranch. Lo spazio era organizzato così: da un lato c’erano le famiglie, dall’altro i single. In mezzo si coltivava, tutti insieme. Cominciarono a produrre mais, riso e manioca, poi seminarono yerba mate, una pianta che cresceva in grandi quantità nella pampa argentina. Era l’ingrediente-base di una bevanda dalla storia leggendaria.

Le origini del mate risalgono infatti agli indigeni Guaraní, i primi a preparare infusi con le sue foglie. Per le tribù locali era una pianta di importanza cruciale, usata occasionalmente anche come valuta negli scambi con le altre popolazioni. Consideravano la yerba mate, che raccoglievano in enormi quantità, un dono degli dei.

I coltivatori europei scoprirono la “yerba mate”, una pianta alla base di una bevanda leggendaria

I conquistadores spagnoli, in seguito, colsero le proprietà energizzanti dell’erba. Anche i gesuiti che si erano stabiliti nel nord del paese inclusero il mate nelle loro attività ricreative. Ma fu l’architetto-paesaggista francese Carlos Thays a gettare le basi per la produzione industriale di yerba mate in Argentina alla fine del XIX secolo. Fino a quel momento, la yerba cresceva grazie ad un processo di germinazione spontanea. Thays ideò un metodo di germinazione artificiale, attraverso l’utilizzo di acqua calda, lanciando così la coltivazione della pianta su larga scala.

Nel Novecento la bevanda sarebbe diventata parte centrale della società argentina, diffusa tra tutte le classi sociali, da quelle abbienti a quelle popolari. Il suo consumo, attraverso il porongo per raccogliere l’infuso e la cannuccia-bombilla per berlo, è un rito quotidiano, tipico dei momenti di relax e condivisione tra amici e parenti. Oggi in Argentina tutti bevono il mate. In qualche misura, anche grazie ad un gruppo di emigranti di Karlsruhe.

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Il suo consumo, attraverso il “porongo” per raccogliere l’infuso e con la “bombilla” per berlo, è un rituale quotidiano in Argentina

Il 19 dicembre del 1926, due anni dopo il loro arrivo, gli avventurieri fondarono infatti la “Cooperativa Agricola Colonia Liebig”, chiamata “Colonia Liebig”, con primo presidente Walter Orstermann. Nei mesi successivi altri immigrati ucraini e polacchi si aggiunsero alla colonia, seguiti da paraguayani e italiani. Nacque una comunità molto “hippy” per organizzazione sociale, con i coloni che condividevano amicizie e spazi comuni, così come gli utili della cooperativa e le decisioni strategiche sulla produzione.

Il ranch era organizzato così: da un lato c’erano le famiglie, dall’altro i single. In mezzo si coltivava, tutti insieme.

La colonia produceva inizialmente yerbacanchada” (frutto di una prima macinazione grossolana), vendendola poi ai mulini della zona. Negli anni ’70 i coloni acquistarono però il loro primo mulino e avviarono il processo di industrializzazione. I due marchi Playadito e Yemaipe nacquero alla fine di quel decennio: il primo prendeva il nome dalla località del primo mulino della colonia.

Da allora la Cooperativa Liebig produce, commercializza e distribuisce yerba mate per milioni di clienti. È formata da 130 produttori associati – quasi tutti discendenti dai primi europei che si stabilirono in zona – e 225 dipendenti. La colonia ha a disposizione un campo di 1800 ettari. L’azienda produce mate con diverse marche (Playadito, Yemaypé e Liebig) e miele per i brand Para Bien e Flores de Liebig.

Negli ultimi 50 anni la cooperativa si è trasformata in una piccola città: ci sono 4000 cittadini residenti, dieci scuole, un ufficio postale. La comunità ospita anche tre Chiese e un ospedale. La canzone ufficiale è un inno Chamamé, un genere musicale popolare del nord-est dell’Argentina. Nel frattempo dall’altra parte dell’oceano, nella piazza centrale di Karlsruhe, al primo presidente è stata dedicata una piccola piramide, un omaggio per il cinquantesimo compleanno della cooperativa.

Una foto dell'ingresso della cooperativa Liebig, nel 1949

La cooperativa produce, commercializza e distribuisce “yerba mate”. È formata da 130 produttori associati e da 225 dipendenti

Il brand Playadito è, attualmente, il più grande del gruppo. Produce più di 35 milioni di kg di yerba all’anno, con export in Australia, Nuova Zelanda, Germania, Spagna, Francia e USA. Il mercato principale è da poco diventato la Cina: nel paese asiatico l’erba mate viene utilizzata per le tisane e acquistata in grandi quantità su Alibaba, il grande sito di e-commerce locale. 

Sorprendentemente, uno dei principali acquirenti di yerba all’estero è la Siria — rappresenta il 76% delle vendite straniere — seguita dal Cile e dall’Europa. Quando molti siriani arrivarono in Argentina nella seconda metà del XIX secolo, adottarono con entusiasmo la bevanda tradizionale.

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Il contesto argentino rimane quello più favorevole ai prodotti del brand. Il paese è il principale produttore ed esportatore di yerba mate al mondo. Nel 2020 sul mercato interno sono stati consumati 268 milioni di kg di mate, le esportazioni hanno raggiunto gli 80 milioni di dollari. Il consumo medio per abitante è di 6 kg e mezzo ogni anno.

Il mate guadagna sempre più spazio anche sul mercato globale. Oggi le bibite energetiche a base di mate sono popolari tra gli sviluppatori di software di tutto il mondo. E nuove applicazioni vengono sperimentate in area health e food. Sono trend che potrebbero trasformare la bevanda in un’abitudine internazionale, diffusa anche in Asia e nelle città occidentali.

La colonia è diventata una città con 4000 residenti. La canzone ufficiale è un inno “chamamè”, un genere musicale molto popolare nel nord-est argentino

Nel 2019 l’emoji del mate (🧉) è arrivata su WhatsApp grazie agli sforzi di un gruppo di attivisti e influencer. Un riconoscimento che potrebbe sembrare minore, ma che ha confermato il mate come icona universale. La campagna per il simbolo era cominciata nel 2017, lanciata dai giornalisti Florencia Coelho, Santiago Nasra, Daniela Guini e i disegnatori Martín Zalucki e Emiliano Panelli

La petizione era stata sostenuta da molti argentini, tra cui sportivi e personalità nazionali. La richiesta è culminata in una relazione di 41 pagine che illustrano la tipicità, la diffusione e il rilievo sociale del mate. La mozione è stata accolta, con soddisfazione degli appassionati. Da quel giorno il mate è nelle chat di tutti, con un movimento opposto rispetto a quello dei pionieri di Karlsruhe: questa volta dal Sud America al resto del mondo.