(Williams Chechet)

Williams Chechet è un grafico, illustratore e muralista nigeriano. È nato nel nord della Nigeria, attualmente vive e lavora a Lagos. Nei suoi lavori esplora i personaggi e le icone che hanno attraversato la storia del Paese. Oggi è considerato un pioniere del movimento artistico “Afro Pop Art”.

Chechet è influenzato dalle forme del afrofuturismo, dalla musica afrobeat e dalla cultura hip hop. Il suo stile si basa sull’incontro di tradizione africana e cultura visiva occidentale. Un mix di elementi che unisce passato e presente in qualcosa di nuovo e originale.

Il suo lavoro è ispirato esplicitamente alla pop art degli anni ’60: lo stesso Chechet fa spesso riferimento ad artisti come Andy Warhol e Jean Michel Basquiat nel presentare le sue immagini. Nella serie dal titolo “Royal Niger”, ad esempio, Chechet ha sovrapposto i volti dei presidenti nigeriani a dei lettering da fumetto, in un omaggio all’artista pop americano Roy Lichtenstein e alla sua serie dedicata a grandi leader della storia come Mao e Washington.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Williams Chechet (@williamschechet)

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Williams Chechet (@williamschechet)

Chechet è influenzato dalle forme del afrofuturismo, dalla musica afrobeat e dalla cultura hip hop

Nel 2017 l’artista aveva presentato “We Are North”, una raccolta di illustrazioni ambientate nel nord della Nigeria, dove Chechet è nato e cresciuto. La serie ospitava scene locali rimosse dal loro contesto, isolate, poi combinate con diverse tipologie di materiali.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Williams Chechet (@williamschechet)

Raccontando l’origine delle sue opere, Chechet ha spiegato che la sua prima fonte d’ispirazione è la musica. Ascolta molti generi diversi – dal rap al country, fino alla musica classica – che si riflettono in modo diverso nelle processo creativo e nella progettazione. In un’intervista recente ha detto che: il ritmo, i battiti, le armonie ispirano ogni tratto dei lavori. Credo sia una questione di energia. Voglio energizzare le persone come fa la musica. Voglio che le mie immagini possano innescare reazioni forti”.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Williams Chechet (@williamschechet)

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Williams Chechet (@williamschechet)

Nella serie “Royal Niger” ha sovrapposto il viso dei presidenti nigeriani al testo di cartoni animati

Di recente Chechet ha collaborato con il brand Bature Brewery, uno dei primi birrifici artigianale in Nigeria, per il design di una nuova gamma lanciata in concomitanza con l’apertura di un birrificio a Lagos. Chechet ha creato una serie di visual particolarmente espressivi, ognuno pensato per una delle lattine della serie.
Ha detto che le grafiche hanno l’obiettivo di catturare un riflesso dell’autentica Africa occidentale, in un modo allo stesso tempo moderno e tradizionale. Il progetto è stato sviluppato con lo studio creativo Pim-Pam, con sede a Glasgow.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Williams Chechet (@williamschechet)

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Williams Chechet (@williamschechet)

I lavori di Chechet sono stati ospitati a Londra, New York, Marocco e in diverse grandi fiere d’arte internazionali. Oggi è rappresentato dalla principale galleria d’arte africana, la Retro Africa, con sede ad Abuja. Proprio ad Abuja è andata in scena lo scorso Dicembre la mostra personale “Hyperflux”: una raccolta di 28 opere di Chechet che citano cubismo, espressionismo astratto e pop art.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Williams Chechet (@williamschechet)

Iheanyi Onwuegbucha, curatore del Center for Contemporary Art di Lagos ha osservato che il lavoro di Chechet rappresenta un “avanzamento” rispetto a quello degli artisti pop americani: “I software di manipolazione delle immagini, i filtri fotografici e gli smartphone hanno rimosso le complicazioni della camera oscura e il taglia-incolla delle immagini degli anni ’50. Oggi Chechet fa tutto prima. E più istintivamente”.

La mostra “Hyperflux” è stata dedicata al tema dell’auto-identificazione: un’esposizione di “facce distorte”, a testimonianza di come gli esseri umani possano cambiare, anche trasformarsi, per raggiungere forme di accettazione nella società.