Le bandiere Asafo – chiamate anche Frankaa – risalgono alla fine del 1600. Venivano utilizzate dalla tribù dei Fante per comunicare e scambiare messaggi. Ancora oggi rappresentano una parte importante della vita comunitaria nei villaggi.

La loro storia è stata ricostruita dall’esperta londinese Barbara Eyeson. La sua famiglia è originaria della tribù dei Fante, che da secoli vive in piccoli villaggi lungo la costa del Ghana, a ovest della capitale Accra. All’età di 19 anni, durante un viaggio nel paese, vide per la prima volta alcune bandiere molto colorate, con la bandiera britannica cucita in un angolo.

Iniziò a indagare e raccogliere informazioni sulla loro origine, spinta da forte curiosità per la storia di questa tradizione. Negli anni il suo interesse è diventato una professione, e oggi è direttrice creativa del progetto “Asafo Flags“.

 
 
 
 
 
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Durante la colonizzazione del Ghana, nel corso del Diciassettesimo secolo, il popolo dei Fante era costituito da piccoli gruppi indipendenti e rivali, chiamati appunto Asafo. Il nome nasce dall’unione di “sa” che vuol dire “guerra” e “fo” per “popolo”. Per poter comunicare tra loro, raccontare storie o inviare messaggi ad amici o nemici, i Fante realizzavano bandiere decorate con pattern, lettere e animali. 

Le bandiere venivano commissionate in genere dai capitani dei gruppi militari per la loro investitura. Erano realizzate in tessuti semplici, con i bordi sfrangiati e la cucitura o l’incollaggio di materiali diversi. Sotto il dominio coloniale britannico, l’Union Jack veniva spesso aggiunta in un angolo in alto a destra o sinistra. 

Nel corso dei secoli le grafiche hanno raccontato le evoluzioni della storia del Ghana. All’arrivo degli europei, sulla bandiere compaiono navi e simboli importati dagli immigrati, come draghi e grifoni. Mentre i binari venivano posati e gli aereoplani sfrecciavano nei cieli, treni e aerei si facevano largo sulle bandiere.

 
 
 
 
 
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Come spiegato da Eyeson, ogni bandiera racconta una storia. Forme geometriche e motivi decorativi riassumono scene di vita quotidiana. I disegni contengono metafore visive e messaggi nascosti, in un continuo scambio tra tradizione africana e storia coloniale. 

Sulle bandiere compaiono spesso immagini di coccodrilli e leoni, a simboleggiare la forza di un gruppo. In altri casi ci sono simboli di lotta o resistenza. Sotto il dominio coloniale britannico, gradualmente, alle composizioni si è aggiunta la bandiera inglese, cucita in un angolo in alto a destra o sinistra.

 
 
 
 
 
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La bandiera chiamata “hen afu”, ad esempio, presenta le immagini di un pesce e un coccodrillo. Rappresenta il proverbio popolare ghanese secondo cui “i pesci ingrassano a favore del coccodrillo che governa il fiume”. In  un’altra composizione un grande uccello ingoia un pesce da un’angolazione insolita, a suggerire che si possono realizzare cose anche apparentemente difficili. 

In principio le rappresentazioni venivano dipinte su un panno di rafia, mentre oggi sono realizzate in stoffa industriale. Le trame sono tradizionalmente realizzate da uomini: Baba Issaka, uno dei pochi produttori rimasti, fin da bambino seguiva il padre nella realizzazione delle bandiere, apprendendo le tecniche di base per portare avanti la tradizione.

 
 
 
 
 
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Oggi le bandiere sono utilizzate per importanti celebrazioni e festival annuali, oppure per i riti nei santuari. Vengono sventolate durante sfilate e processioni nei villaggi.

Da quando il Paese ha ottenuto l’indipendenza nel 1957, dalle grafiche è sparita la bandiera britannica. La Union Jack è stata rimpiazzata da quella rosso, oro e verde del Ghana, ideata dall’artista Theodosia Salome Okoh.