("Mafalda Flower Bazooka", Buenos Aires)

A Buenos Aires, in una strada del quartiere di San Telmo, c’è la statua di una ragazza seduta su una panchina. Ha un sorriso malinconico, un vestito verde e un fiocco sulla testa. Il suo nome è Mafalda.

La statua è stata realizzata nel 2009 dall’artista Pablo Irrgang, come tributo al personaggio creato da Joaquín Salvador Lavado Tejón, in arte noto come Quino. È stato tra i più importanti creativi della storia argentina, morto nel 2020 dopo aver raggiunto la notorietà in tutto il mondo. Un articolo del Latin American Post ha ricostruito la storia e il successo della sua invenzione.

Negli anni ‘60, all’inizio della sua carriera, Quino lavorava in un’agenzia di pubblicità. Un giorno un’azienda di elettrodomestici gli chiese di disegnare un personaggio da associare a una nuova linea di prodotti. La linea si chiamava “Mansfield”, quindi la condizione era che il nome iniziasse per “Ma”.

Quino inventò così Mafalda, una ragazzina dalla forte personalità, piena di idee appassionate e una costante preoccupazione per la pace nel mondo. Al cliente il personaggio non piacque particolarmente e non se ne fece nulla. Però Quino raccolse le tavole e le sviluppò ulteriormente, deciso a proporle a giornali e riviste. 

 
 
 
 
 
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Nonostante un primo rifiuto del quotidiano Clarín, la rivista Primera Plana accettò di pubblicare la prima striscia di Mafalda il 29 settembre del 1964. Inizialmente le storie presentavano solo la ragazzina e i suoi genitori. In seguito, quando il fumetto atterrò sulle pagine di El Mundo, Quino aggiunse altri personaggi come Manolito, Susanita e Miguelito.

Nei nove anni che seguirono, Mafalda si spostò tra le pagine di molti giornali. Dopo la chiusura di El Mundo iniziò ad uscire sul settimanale Siete Días Ilustrados, dove nacquero il fratellino Guille e l’amico Libertad.

Una ragazzina piena di idee appassionate e una costante preoccupazione per la pace nel mondo

Anno dopo anno il personaggio diventava sempre più idealista. Anche se nato come striscia “per famiglie”, a poco a poco Quino portò Mafalda a sfidare lo status quo della società sudamericana. Nelle tavole la ragazzina denunciava gli eccessi del capitalismo, le ingiustizie del mondo, i problemi in cui era immersa la sua regione.

 
 
 
 
 
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Mafalda era espressione coerente della sua epoca – gli anni ‘60 e ‘70 – attraversati da un forte impegno artistico e sociale. Mafalda si interrogava su questioni esistenziali e politiche, con l’aggiunta della divertente prospettiva del suo sguardo da bambina. Le sue frasi iconiche – come “Fermate il mondo, voglio scendere” – riflettevano i guasti di un sistema che sembrava non cambiare mai.

Le sue frasi iconiche – come “Fermate il mondo, voglio scendere” – riflettevano i guasti di un sistema che sembrava non cambiare mai

Le vignette prendevano posizione sulla guerra del Vietnam, sulle armi nucleari, sul senso della vita. Mettevano in discussione lo stato del mondo, offrendo ai lettori una prospettiva umoristica sull’attualità. In più, concentrandosi su una ragazzina della classe media, riflettevano le rivendicazioni di ampie fasce popolari. Mafalda era, a suo modo, un personaggio rivoluzionario. Un patrimonio culturale della sua terra.

Nonostante la sospensione delle pubblicazioni il 25 giugno 1973, Quino continuò occasionalmente a disegnare Mafalda. La ragazzina riemerse di tanto in tanto per promuovere grandi cause per i diritti umani, come la Convenzione dei Diritti del Bambini organizzata dall’UNICEF nel 1976.

 
 
 
 
 
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Nel frattempo era diventata molto amata non solo in Sud America, ma in molti Paesi in tutto il mondo. Negli anni successivi le sue strisce sarebbero state pubblicate in libri e giornali in Europa e Asia, tradotte in più di 30 lingue. 

Ancora oggi le nuove generazioni continuano ad essere esposte all’icona-Mafalda, attraverso libri, adattamenti per la televisione e pagine sui social network (date un’occhiata su Instagram e Facebook). Negli anni ‘80 era stato realizzato anche un film (Mafalda The Movie), a partire dalle tavole originali di Quino.

Di recente l’agenzia di stampa argentina Télam ha raccontato la storia di un giovane collettivo femminista che ha deciso di chiamarsi Mafalda proprio in omaggio al personaggio di Quino.

Mafalda era a suo modo un personaggio rivoluzionario. Un patrimonio culturale simbolo della sua terra

Poco prima della sua morte, in un’intervista al magazine messicano Milenio, Quino si era detto sorpreso che il suo personaggio, creato più di 50 anni prima, fosse ancora importante oggi. Allo stesso tempo lo deprimeva l’idea che gli stessi problemi affrontati da Mafalda fossero, evidentemente, ancora lì. 

La statua della ragazzina sorridente, in una strada di Buenos Aires poco distante dal Rio de la Plata è uno dei monumenti più fotografati della città. È ricoperta da fiori e biglietti lasciati da passanti e turisti. Molti sono indirizzati a Mafalda, con citazioni delle sue frasi più famose. Altri ringraziano Quino, il suo creatore.