Alice Siracusano
Proud Mom of LUZ B Corp

Lo sport dentro le bolle

Stadi vuoti e idee per resistere

Ivan, 31 anni, vive ad Albiano e lavora a Vercelli dove è fotografo ufficiale della Pro Vercelli, storico club calcistico piemontese. Ha scelto questa foto perché rappresenta qualcosa di esclusivo, ma che il suo obiettivo fino a poco fa aveva ignorato.

L’ho ignorata perché nelle precedenti stagioni il pubblico poteva entrare allo stadio, invece ora quella postazione, affacciata sul campo da calcio, risulta essere privilegiata ed esclusiva. È la sola che ti permette di vedere la partita dal vivo”.

Lo sport è fatto di azione e reazione. La velocità di reazione e la capacità di coordinamento sono presupposti fondamentali degli sport di squadra. In questi mesi difficili per la “partita” della convivenza globale, abbiamo assistito a reazioni diverse da parte dei giocatori in campo. Spesso purtroppo non coordinate e non abbastanza veloci da sostenere l’intera “squadra”.

Qualcosa avremmo potuto impararlo dallo sport. In particolare, alcune organizzazioni sportive hanno dato prova di grande strategia e lungimiranza. Una tra tutte: l’NBA.

© Ivan Benedetto / LUZ

Prima il pubblico poteva entrare allo stadio. Invece ora quella postazione, affacciata sul campo da calcio, risulta l’unica privilegiata ed esclusiva

Il 2020 per la National Basketball Association si è aperto con la tragica scomparsa della superstar dei Lakers Kobe Bryant ed è proseguito con il Covid-19. L’11 marzo si è deciso per sospensione della stagione, dopo che un giocatore della squadra degli Utah Jazz è risultato positivo al coronavirus pochi istanti prima dell’inizio di una partita.

A giugno la stessa NBA ha dichiarato che la stagione si sarebbe eccezionalmente riaperta a fine luglio, in un luogo altrettanto straordinario: il resort di Disneyworld di Orlando, in Florida. I mesi precedenti sono stati caratterizzati da studi, lunghi dossier, piani di regolamentazione e business plan che hanno evidenziato la necessità di un investimento di 180 milioni di dollari. Si stima che siano serviti a evitare circa un miliardo e mezzo di dollari di mancati introiti televisivi. Il risultato finale è stata la “Bubble”.

Alcune organizzazioni sportive hanno dato prova di grande strategia e lungimiranza. Una tra tutte è l’NBA

Una vera e propria bolla nella quale hanno vissuto 22 squadre, con i loro staff e giornalisti al seguito, fino a ottobre dell’anno scorso, seguendo un rigido ma chiarissimo protocollo. Gli atleti sono stati testati ogni giorno con risultati in arrivo la mattina seguente, grazie a un laboratorio privato dedicato. In caso di positività, i contagiati venivano immediatamente isolati e mantenuti in quarantena fino all’ottenimento di tre tamponi consecutivi negativi.

I giocatori hanno ricevuto in fornitura il cosiddetto “proximity alarm”, un sensore che rileva la distanza da altre persone, per tracciare potenziali contagi. L’NBA ha addirittura istituito un numero anonimo per le emergenze, al quale si potevano segnalare eventuali violazioni al protocollo.

Una vera e propria bolla, in un resort di Orlando, nella quale hanno vissuto 22 squadre, con un rigido ma chiaro protocollo

Nella bolla, oltre agli hotel, c’erano ristoranti, barbieri, SPA. Ad ogni squadra è stato proposto uno psicologo per supportare i giocatori nel periodo di isolamento e di lontananza dalle famiglie, anche se la permanenza nella “Bubble” non è stata resa obbligatoria. La NBA ha concesso ai giocatori la possibilità di alloggiare nel resort di Orlando o rifiutarsi per motivi politici, sicurezza, salute o per scelta personale. 

Tutto questo mentre i tifosi si godevano le partite dal divano. Grazie alla partnership con Microsoft oltre 300 fan sono stati proiettati live a bordo campo su schermi video di 5 metri. Tutti gli altri hanno avuto la possibilità di far sentire la loro energia ai giocatori attraverso le interazioni sui social, anch’esse proiettate sugli schermi con grafiche e animazioni.

Nelle pause tra un’azione e l’altra, gli spettatori sulla virtual board hanno potuto scambiare messaggi con i vicini di posto, così da simulare il contatto del tifo dal vivo. Sara Zuckert, Vice President & Head of Next Gen Telecast della NBA, ha detto che l’obiettivo è stato “creare un’esperienza coinvolgente e mantenere un senso di comunità in circostanze uniche e stimolanti”.

Grazie alla partnership con Microsoft, 300 fan sono stati proiettati su “virtual board” di 5 metri

Tra chi ha reagito bene e in modo originale all’emergenza c’è anche la Liga, il massimo campionato spagnolo di calcio, che è riuscita mantenere alto il coinvolgimento dei tifosi grazie a un sapiente coinvolgimento degli e-sport. Durante il primo periodo di lockdown, lo scorso marzo, la Federazione ha organizzato #LaLigaSantanderChallenge, insieme al gamer e influencer Ibai Llanos.

La formula ha previsto un torneo a 18 squadre a cui hanno partecipato alcuni dei giocatori dei club della Liga, che si sono sfidati a FIFA 20, celebre videogioco di calcio di EA Sports. Le gare sono state trasmesse in diretta anche su Twitch, oltre che sulle principali emittenti televisive spagnole e su alcuni canali internazionali.

Così le piattaforme digitali sono diventate uno strumento alternativo per rilanciare l’azione sportiva, ma anche quella sociale: l’obiettivo del torneo era raccogliere denaro per UNICEF e fronteggiare l’emergenza economica da Covid-19.

La Liga, il massimo campionato spagnolo di calcio, è riuscita mantenere alto il coinvolgimento dei tifosi grazie al coinvolgimento degli e-sport

Del resto anche la Bubble di Orlando ha svolto un’importante funzione di comunicazione sociale. I mesi del Covid-19 sono stati anche quelli del caso di Breonna Taylor, donna afroamericana uccisa durante un’irruzione della polizia in casa sua, e di George Floyd, uomo afroamericano ucciso durante un arresto. I giocatori nella bolla hanno sfruttato l’attenzione mediatica per parlare delle proteste del movimento Black Lives Matter e sensibilizzare gli spettatori sul dramma delle disuguaglianze sociali e del razzismo. 

La NBA Bubble – che nel corso delle partite non ha registrato alcun caso di positività al virus – e l’utilizzo degli e-sport sono esempi di una capacità di mantenere una comunicazione attiva coi fan e con una comunità. I consumatori del prodotto-sport hanno del resto una peculiarità che li rende particolarmente preziosi: la loro consumer loyalty è pressoché totale.

Nonostante le condizioni avverse, le sospensioni degli abbonamenti, le complicazioni procedurali per assistere alle partite restano attaccati alle loro squadre anche in caso di performance sportive non entusiasmanti . È per pagare tributo a questa fedeltà, oltre che per rispondere alla pandemia, che occorre progettare soluzioni alternative di intrattenimento, che siano paragonabili alle proposte che dominano l’attuale mercato dello show business, da Netflix in giù.

Che “the show must go on”, insomma. Ma alle condizioni giuste e nel rispetto di tutti gli stakeholder coinvolti, dai giocatori ai fan. Così, si vince.