(© Leonid Shvartsman)

Nel film originale del 1971, l’animaletto veniva trasportato all’interno di una scatola in una città senza nome. Era un luogo sconosciuto, ma idilliaco. La scimmietta era sola, senza amici e famiglia, ma con le sue orecchie tonde avrebbe presto conquistato gli abitanti del posto. Così nascevano le sue storie di scoperte e amicizia, che affascinano la Russia ancora oggi. Il nome del protagonista, da quelle parti, lo conoscono tutti: Cheburashka.

Dalla sua nascita, il personaggio è comparso soltanto in un libro e quattro cortometraggi. Eppure è bastato perché la sua figura si imponesse nell’immaginario della regione. Nei negozi e per le strade di Mosca è piuttosto facile imbattersi in prodotti con il volto di Cheburashka sulla confezione. La squadra olimpica russa l’ha usata come mascotte negli ultimi tre Giochi Olimpici. Perfino gli aerei russi sono spesso soprannominati “Cheburashka”, per via dei loro grandi motori che ricordano le sue orecchie.

Come raccontato dal sito The Calvert Journal, non si tratta di un fenomeno esclusivamente russo: molti abitanti dell’Europa orientale conoscono il personaggio da tempo. La scimmietta è nota anche in Finlandia, dove è stata ribattezzata “muksis”. In Germania la chiamano “plumps” e in Svezia “drutten”. Negli ultimi decenni è diventata popolare perfino in Giappone, dove sono state prodotte diverse varianti locali del character.

Nei negozi e per le strade di Mosca è piuttosto facile imbattersi in prodotti con il volto di Cheburashka sulla confezione

Cheburashka è nato dalla penna di Eduard Uspensky, uno scrittore di libri per bambini particolarmente amato in Russia. Quasi tutte le librerie nazionali hanno uno scaffale dedicato alle sue storie. Ha scritto un classico come “Prostokvashino”, su un ragazzino di nome Fedya che fugge dalla città con il suo cane e il suo gatto. Ma fu Cheburashka il suo grande successo internazionale.

Il personaggio fu successivamente disegnato per la televisione dall’artista Leonid Shvartsman, per conto dell’agenzia statale Soyuzmultfilm. Il cartone di Cheburashka segnò, tra l’altro, una svolta nell’animazione russa: per la prima volta gli autori si concentrarono sulle espressioni del personaggio, più che sui movimenti del corpo, consentendo al pubblico di connettersi ad un livello più profondo con la scimmietta, cogliendone gli elementi di simpatia e tenerezza.

Il cartone segnò una svolta nella storia dell’animazione russa: per la prima volta gli autori si concentrarono sulle espressioni facciali del personaggio

Le storie raccontate dai cartoni russi contenevano spesso un intento pedagogico: puntavano a trasmettere valori di solidarietà e impegno nei bambini, per trasformarli in rispettabili cittadini sovietici. Nel film originale “Cheburashka”, un gruppo di “giovani pionieri” (una sorta di scout locali) prende in giro la scimmietta e il suo amico Gena perché incapaci di marciare al loro passo. Ma i due non si scoraggiano. 

I protagonisti si impegnano per migliorarsi ed essere all’altezza delle sfide successive e alla fine arrivano a costruire un parco giochi per bambini del posto. A quel punto i “giovani pionieri” accolgono con entusiasmo Cheburashka e Geda nel loro gruppo.

Il film non è una lezione sulla buona morale russa, non soltanto almeno, ma piuttosto sull’importanza di reagire alle avversità. È una storia in cui tutti possono immedesimarsi, apprezzata fin dal principio anche in culture diverse da quella sovietica.

La locandina di un remake del film, uscito nel 2010

Il film del 1971 non è solo una lezione sulla buona morale sovietica, ma sull’importanza di reagire alle avversità

In quegli anni, inoltre, l’animazione prodotta da Soyuzmultfilm non era censurata dalle autorità sovietiche come altri mezzi di comunicazione. I funzionari tendevano a considerarla un innocuo intrattenimento per bambini. Di conseguenza a Cheburashka fu permesso ciò che a molti cittadini era vietato: criticare i burocrati descrivendoli come maleducati, ad esempio, o mettere in dubbio i valori dei movimenti giovanili.

Nel 2018, l’esperto di animazione Yuri Boguslavsky ha realizzato uno spot utilizzando il burattino originale di Cheburashka del 1971. Ha anche lavorato al lungometraggio “Questo è Yedik: storia di un’infanzia donata e rubata”, un film biografico sul creatore di Cheburashka, Eduard Uspensky, da lui definito il primo scrittore russo ad avvicinare le fiabe alle persone, per renderle “qualcosa con cui ogni essere umano potesse relazionarsi”.

A Cheburashka fu permesso di fare ciò che ai cittadini sovietici era vietato: criticare i burocrati locali, descrivendoli come maleducati

Secondo Boguslavsky, il personaggio della scimmietta è un “esempio di solitudine riuscita”. “Nessuno sa, né scopre mai, da dove viene Cheburashka”, ha spiegato l’animatore. “Inoltre è sostanzialmente un “mostro”, è molto diverso dagli altri personaggi. Eppure si fa amare durante il viaggio. Alla fine tutti vogliono essere suoi amici”.

In una comunità irregimentata e conformista come quella sovietica, Cheburashka rappresentava anche questo: un esempio di diversità, un simbolo per i cittadini esclusi dalle rigide gerarchie sovietiche. Il personaggio dimostrava, ad una società intrisa di spirito identitario, che era accettabile essere un po’ strani

L’enorme affetto per la scimmietta è proseguito dopo il crollo dell’Unione Sovietica. La sua longevità lo ha trasformato in uno dei personaggi più riconoscibili della storia locale. Oggi Cheburashka è un’icona presente su molti prodotti pop, dagli spot televisivi al merchandising nelle vetrine. Per molti la scimmietta è parte di ciò che significa essere russi. Come ha spiegato Boguslavsky: “Alcune persone lo adorano, letteralmente. Altre semplicemente lo accettano come un dato di fatto della nostra cultura”.