Nei primi decenni del ‘900, tra Tokyo e Osaka, si sviluppò una scena creativa tra le più vivaci al mondo. Una nuova generazione di giovani designer chiamati “moga” e “mobo” (ragazze moderne e ragazzi moderni) lanciarono un movimento che avrebbe cambiato la cultura visiva giapponese, coinvolgendo moda, cultura e pubblicità.

 

1) Da Nihonbashi, di Imai Hisamaro (1930)
Nei disegni di Imai Hisamaro ricorrono giovani donne giapponesi dai tratti sofisticati, con acconciature eleganti e volti semi-ombreggiati, in opposizione a forme geometriche sullo sfondo. È uno stile che avrebbe influito molto sui trend grafici dell’epoca. In questa pubblicità Hisamaro unisce illustrazione e fotografia nella rappresentazione di una donna che osserva il ponte Nihonbashi, a Tokyo, con il grande magazzino Mitsukoshi alle spalle.

 

2) Al mare!, di Shabano Kiyosaku (1930)
Progettato per il Ministero delle Ferrovie, la locandina ritrae l’atleta e attrice Mikoshiba Hatsuko un attimo prima di tuffarsi. Il lavoro fu considerato inadatto per il Ministero, ma venne acquistato da una compagnia ferroviaria, la Keisei, per pubblicizzare il suo parco acquatico. La stampa utilizza la tecnica xilografica, al tempo piuttosto insolita, al posto della litografia, come evidenziato da una sottile venatura del legno sullo sfondo blu.

 

3) Mitsukoshi Clothing Store, di Koike Iwao (1927)
Nato come rivenditore di kimono, il grande magazzino Mitsukoshi fu il primo grande store giapponese del Novecento. L’edificio costruito negli anni Dieci, con il primo ascensore giapponese, fu un vero simbolo di modernità. Dopo il terremoto del 1923 venne ricostruito rapidamente, e questo poster annuncia il “completamento dei lavori di recupero”. La grafica descrive le linee moderniste del nuova struttura, i grandi leoni all’ingresso e le clienti eleganti in kimono. Koike Iwao faceva parte del collettivo di grafici Shichinin-sha (“Gruppo di sette”), fondato da Sugiura Hisui.

 

4) La grande esposizione di Yokohama (1936)
Per celebrare il recupero di Yokohama dopo il terremoto, il governo annunciò nel 1936 una grande esposizione in un’area costiera, all’interno di una zona recuperata utilizzando le macerie della città. Per un periodo di due mesi l’evento attirò più di tre milioni di giapponesi. Il parco ospitava grandi attrazioni come un acquario, un rodeo e un circo di motociclette. Nel poster l’imbuto di una nave rappresenta lo status di Yokohama come porto internazionale, con l’iconica torre dell’esposizione su cui sventola la bandiera cittadina.

 

5) La canzone del cabaret (1930), di Saitō Kazō
La colonna sonora della vita giapponese negli anni ’30 era costituita dalle canzoni di film famosi e dai dischi suonati nei caffè dai grammofoni. In poster come questo la Victor Talking Machine Company e lo studio cinematografico Shochiku offrivano spartiti musicali per le melodie più in voga, da suonare con strumenti bohémien come armonica e ukulele.