Danilo Ausiello
CoFounder - Panama

Il romanzo scritto senza usare le “e”

Cioè con la tecnica del lipogramma. L’idea era allenare la creatività ponendosi un limite in più, diciamo

Nel 1969 lo scrittore francese Georges Perec scrisse il romanzo “La Disparition” (“La Sparizione”) senza usare la lettera “e” in nessuna delle 300 pagine del libro. Per chiarezza: non escluse solo le parole che cominciano per e. Ma tutte le parole con dentro una e.

Il protagonista del libro è un detective che una notte sogna una “scomparsa”. Al risveglio non ricorda più l’oggetto della sparizione: forse è un volume della sua biblioteca, forse è lui stesso ad essere sparito, e sul caso indagherà l’investigatore Dupin. In tutto il libro il protagonista sente di affrontare un vuoto, un’assenza, in un mondo a cui sembra mancare un pezzo. 

Devo dire che l’idea fu totalmente casuale”, scrisse Perec nella postfazione, qualche anno dopo. “Non sapevo in cosa mi stavo cacciando. Anche una ghianda contiene una quercia, ma non lo sa”.

Ma perché scrivere un romanzo così? Che senso ha? Chi te lo fa fare? Perec iniziò a scrivere a Parigi a metà degli anni ’60. In quel periodo entrò a far parte del gruppo letterario “OuLiPo” (Officina della Letteratura Potenziale). Ne facevano parte anche Raymond Queneau, Italo Calvino e il poeta e matematico Jacques Roubaud.

Perec entrò a far parte del gruppo letterario “OuLiPo”: Ouvroir de Littérature Potentielle

Per letteratura “potenziale” il gruppo intendeva la ricerca di nuove strutture e schemi che mettessero alla prova la creatività degli scrittori. I membri del collettivo si imponevano regole e vincoli speciali, che usavano come strumenti per stimolare idee e ispirazione. C’erano lipogrammi, costruzioni palindrome, regole basate su modelli matematici o scacchistici (come il percorso del cavallo). Gli autori avevano la missione di sperimentare e stravolgere le convenzioni della narrativa tradizionale. Nel 2019 la casa editrice Penguin Books ha dedicato al gruppo l’antologia “The Penguin Book of Oulipo”.

Il gruppo cercava strutture e schemi che sfidassero la creatività degli scrittori

Per il romanzo “La Vita, istruzioni per l’uso” ad esempio, Perec avrebbe inventato la cosiddetta “macchina crea-storie”: un sistema di regole che impone all’autore di includere determinati elementi in ogni capitolo (un animale, una nazione, una posizione del corpo, eccetera).

Per La Disparition arrivò a spingersi oltre, rinunciando ad una delle lettere più diffuse del dizionario francese e realizzando l’esperimento forse più avanzato degli anni di “OuLiPo”.

Un lungo articolo del New Yorker ha raccontato la genesi del romanzo, definito una sorta di “esperimento alla Houdini”. Perec aveva iniziato a scrivere le prime pagine del libro durante la rivolta studentesca del 1968 a Parigi. In qualche modo la sua sfida alle regole alfabetiche sembrava riflettere lo spirito ribelle di quel periodo.

Come spiegato da David Bellos, autore di una biografia su Perec, (“Georges Perec, a Life in Words”), lo scrittore iniziò il suo esperimento in modo abbastanza ordinato, raccogliendo alcune parole che non contenevano la “e”, quindi trascrivendole in file etichettati per situazioni narrative. Poi, via via che la trama prendeva forma, lasciò fare al caso e al flusso di scrittura.

Una medaglia al valore va al traduttore britannico Gilbert Adair, che nel 1994 ha tradotto il libro in inglese rispettando la stessa regola (il titolo angolofono è “A Void”). L’anno dopo il romanzo è stato tradotto anche in italiano: al traduttore hanno dato un premio, e mi sembra il minimo.

(Georges Perec, Parigi, 1972)

Georges Perec rappresentò un caso unico di creatività applicata alla scrittura. Per bilanciare l’esperimento, qualche anno dopo, scrisse un racconto in cui la “e” era l’unica vocale usata. Ma nel corso della sua vita scrisse anche trattati sui giochi da tavolo, un libro di memorie composto da 480 frasi che iniziano tutte con “ricordo” e un palindromo lungo 200 parole. Pochi anni prima di morire aveva detto in un’intervista di essere certo di “non aver mai scritto due volte la stessa cosa”.