(TheGuardian)

Il 2 aprile 2020, ad una settimana dall’inizio del lockdown in Nuova Zelanda, Henry Oliver viene informato dalla Bauer Media che sarebbe stato licenziato. Oliver è editor della rivista Metro: la decisione avrebbe coinvolto altri 300 dipendenti dell’azienda. I pezzi su cui stava lavorando sarebbero stati bloccati. L’intera redazione avrebbe chiuso i battenti.

Bauer Media è una società tedesca, presente in 13 paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Australia. In Nuova Zelanda rappresenta una grossa parte dell’informazione locale, con i magazine Metro, North & South e The Listener che raccolgono ogni mese migliaia di lettori. In quei giorni la chiusura di Bauer Media New Zealand aveva preoccupato molto i giornalisti del paese.

A fine aprile l’amministratore del gruppo in Australia e Nuova Zelanda aveva dichiarato che il costo delle pubblicazioni sarebbe stato insostenibile con l’arrivo della pandemia. Alla base c’era l’inevitabile calo delle inserzioni, principale risorsa economica del gruppo.

Tuttavia, meno di un anno dopo, il panorama editoriale neozelandese è totalmente cambiato. La società privata Mercury Capital, con base a Sidney, ha acquistato Bauer New Zealand, ribattezzandola Are Media. La nuova proprietà ha rilanciato The Listener e altre quattro testate.

(The Listener / Facebook)

In un momento difficile il settore sembra aver resistito grazie ad un mix di fattori diversi. Il primo è stato la tenuta dagli abbonamenti: nonostante molte pubblicazioni siano rimaste invariate negli anni per stile e temi, i lettori hanno premiato questa continuità, rinnovando le loro subscriptions in una fase complicata.

In meno di un anno, il panorama editoriale neozelandese è totalmente cambiato

Un caso diverso è quello di Metro e North & South, che sono state acquistate da investitori indipendenti. L’intento dei nuovi proprietari è preservare la loro tradizione nell’informazione locale. A Novembre sono state lanciate altre quattro pubblicazioni mensili, gestite da ex-redattori e giornalisti di Bauer. Una ripresa che ha sorpreso gli osservatori e rovesciato le aspettative degli addetti ai lavori.

Sido Kitchin, ex direttore editoriale delle riviste femminili di Bauer, ha fondato da poco quattro nuove testate: i mensili Scout, Thrive e Haven, e la rivista quindicinale Woman.

(Magshop New Zealand)

Kitchin ha detto che nonostante il 2020 sia stato un anno difficile per l’editoria, i magazine di lifestyle avevano già dato segnali incoraggianti prima della chiusura di Bauer. Così dopo l’uscita dal gruppo ha deciso di investire di suo.

È un momento positivo per creare nuove riviste. Probabilmente anche a causa della mancanza di concorrenza, per via della chiusura di molte pubblicazioni“, ha detto Kitchin al sito online The Stuff.

(Mags4Gifts)

La scena neozelandese è particolarmente viva anche sul piano delle pubblicazioni minori. The Spinoff, ad esempio, è un magazine online che punta soprattutto sull’attualità. È stato fondato dal giornalista Duncan Greive nel 2014.

Il sito era nato come blog sulla TV sponsorizzato dal canale di streaming Lightbox, poi ha virato verso l’analisi sociale e la cultura pop. Per ora va molto bene.

Il settore sembra aver resistito grazie ad un mix di fattori diversi

Altro esperimento interessante è quello di Critic Magazine, il giornale dell’Università di OtagoLa pubblicazione si occupa di cultura, politica e società con un taglio molto provocatorio. Le pagine sono audaci anche dal punto di vista grafico: le copertine provocano spesso scandalo nella comunità studentesca neozelandese. Una cover del 2018 sulle mestruazioni avevo spinto l’Università a sequestrare e distruggere le copie del giornale.

(thespinoff.co.nz)

Anche Sport Magazine è un esempio interessante di cura delle copertine, qualità dei contenuti e creatività dell’impaginazione. Il magazine è stato fondato nel 1988 ed esce una volta ogni anno. Nonostante il nome, la rivista non si occupa esclusivamente di sport. Le pagine ospitano saggi, racconti brevi e raccolte di poesie. Oggi è arrivato al numero 47.

(sportmagazine.co.nz)

Il giorno dopo essere stato licenziato, Henry Oliver di Bauer Media aveva fondato la fanzine “Essential Services”. Nonostante il budget limitato, il giornalista aveva coinvolto altri redattori e grafici messi alla porta da BauerUna piccola affermazione di vita di fronte al collasso dell’industria dei media”, aveva detto al Guardian.

(Twitter)

La pubblicazione, grazie agli aiuti finanziari di partner e conoscenti, è andata avanti per altri due numeri. “Volevo fare qualcosa di positivo, assumermi la responsabilità della situazione” ha raccontato Oliver. “Per i giornalisti neozelandesi lavorare nelle riviste non può più dipendere dai miliardari europei”.