Il progetto per riempire d’arte un angolo di Mexico City
Il New York Times ha raccontato un’operazione in corso a Iztapalapa, con migliaia di murales realizzati in uno dei quartieri più criminali della città
Creatività e murales possono aiutare un quartiere povero? È l’obiettivo dell’amministrazione di Iztapalapa, un quartiere alla periferia di Città del Messico con molti problemi, dall’alta disoccupazione alla violenza diffusa.
Ad agosto nella zona è stata inaugurata una funivia di oltre 10 km. Secondo l’amministrazione locale si tratta della funivia più lunga mai realizzata. Il viaggio dei pendolari è accompagnato ogni giorno dai murales che sorgono lungo il tragitto, sui muri e sui tetti delle case, realizzati da 148 artisti e artiste del quartiere.
Nelle opere, visibili dalle cabine della funivia, compaiono icone nazionali, divinità azteche e stelle del cinema messicano. Sono 7000 opere d’arte pubblica, nel cuore di uno dei luoghi più criminali di Città del Messico. Il progetto è stato raccontato dal New York Times e dal quotidiano spagnolo El Pais in due articoli recenti.
Iztapalapa ospita 1,8 milioni di residenti, tra i più poveri della città. Come altre aree periferiche della capitale, il quartiere è afflitto dalla mancanza di servizi di base e dal radicamento della criminalità organizzata. Quasi tutti gli abitanti lavorano nei quartieri più ricchi, quindi si spostano ogni giorno per raggiungere il centro della città. La nuova funivia ha ridotto i loro tempi di viaggio, conducendoli attraverso murales che testimoniano l’identità e le tradizioni locali.
7000 opere d’arte pubblica, nel cuore di uno dei luoghi più criminali di Città del Messico
“Le opere raccontano la storia di queste strade”, ha detto la sindaca della municipalità, Clara Brugada Molina. “Iztapalapa vuole diventare una gigantesca galleria”.
Quello di Iztapalapa non è il primo caso in cui l’arte viene utilizzata come forma di resistenza urbana. Progetti simili sono stati inaugurati a “La Comuna 13”, uno dei quartieri più difficili di Medellín, o nelle favelas di Rio de Janeiro, in Brasile. Ma il governo messicano ha dichiarato che questo è il più grande progetto di arte urbana dell’America Latina. I murales coprono complessivamente una superficie di 250 mq.
“Vogliamo rivendicare il nostro diritto di vivere in uno spazio pubblico curato. Vogliamo rendere Iztapalapa un quartiere colorato e gioioso”, ha aggiunto la sindaca nell’intervista del New York Times.
Nelle opere si notano personaggi nazionali come il leader rivoluzionario Emiliano Zapata o Frida Kahlo. Ma anche figure più locali: su un muro blu, giallo e verde è stato dipinto il volto di Lupita Bautista, ad esempio, originaria di Iztapalapa e pugile campione del mondo.
La storia d’infanzia di Bautista è nota nel quartiere. Quando era giovane, la sua casa non aveva elettricità, era illuminata solo dal bagliore delle candele di notte. La strada sotto casa non aveva marciapiedi e non era asfaltata.
Oggi le condizioni dell’area sono migliorate e Bautista si allena ancora in quell’isolato. Ogni giorno guarda il ritratto in cui compare ragazzina e con i capelli corti. “Adoro che siano stati scelti colori così forti per i murales. Donano al quartiere molta vita”, ha dichiarato. Oltre a quello dedicato a Bautista, ci sono diversi murales che celebrano donne locali, con storie e simboli femministi.
Le opere coprono complessivamente un’area di 250 mq. È il più grande progetto di arte urbana dell’America Latina
I soggetti delle opere sono vari, spaziano dalla violenza alle questioni ambientali. Nelle strade di Iztapalapa non ci sono quasi fiori, non hanno spazio per crescere, tra il cemento e l’asfalto. Per questo Arián López – street artist di 37 anni – ha deciso di trasformarsi in una giardiniera che, invece di piantare semi, li disegna su un muro. Sono molti i suoi murales a tema botanico, con alberi, piante e prati fioriti. Accanto ad uno di questi, l’illustratore Rocío Martínez ha disegnato invece un grande pesce dagli occhi enormi, un muto guardiano che illumina il vicolo.
I residenti apprezzano l’energia che i murales trasmettono al quartiere, ma alcuni non sono convinti che il progetto stia funzionando davvero. Sanno che le opere non bastano a rendere le strade sicure. Servirebbero investimenti nell’illuminazione stradale e in ordine pubblico. Alejandra Atrisco Amilpas, artista che ha dipinto 300 murales della serie, ha ammesso che l’arte può arrivare solo fino ad un certo punto.
“La bellezza aiuta molto, ma non modifica la realtà dei problemi sociali”, ha detto. “Un murale non può impedire che una donna venga picchiata al prossimo incrocio”.
L’artista Pedro Peña, uno dei 148 creativi coinvolti nel progetto, resta fiducioso. Lavora da tempo nel mondo dell’arte urbana, dipinge soprattutto volti di persone comuni, portandoli nelle strade delle città. È convinto che l’arte spinga le persone a prendersi cura dei luoghi condivisi.
In un isolato di Iztapalapa, chiamato “Colonia Xalpa”, c’è il suo murale: ritrae due abitanti di quella stessa strada, Imelda e Reyes, seduti uno accanto all’altra. I due sono particolarmente noti in zona, perché ogni giorno, al calar della sera, si siedono a chiacchierare davanti alla loro casa. Restano lì per ore. Lei sulla sedia a rotelle, lui al suo fianco.
L’immagine della coppia ha molto colpito l’artista. “Avevano una forza speciale, raccontavano la bellezza del quotidiano”. Un giorno Peña ha deciso di fotografarli, poi ne ha tratto un murale. Vite piccole che diventano simboli grandi, sui muri di Iztapalapa.