Nella storia dei film d’animazione c’è stato qualcuno in grado di creare capolavori all’altezza di Walt Disney: l’Unione Sovietica. Qualche anno dopo la fondazione del “Disney Brothers Cartoon Studio” nel 1923, il dipartimento di comunicazione dell’URSS decise di produrre film in grado di competere con quelli di Disney. Nacquero opere straordinarie, notevoli per creatività e innovazione.

La maggior parte fu realizzata nello studio cinematografico Sojuzmul’tfil’m, fondato a Mosca nel 1936, che ospitò la produzione di oltre 1500 film d’animazione, accogliendo registi molto celebri nella Russia del tempo. Nel 2016, in occasione dell’80º anniversario, alla Sojuzmul’tfil’m è stato addirittura dedicato un treno della Metropolitana di Mosca. 

Molti dei cartoni erano ispirati alle precedenti versioni Disney, altri riuscirono a precederli. Il racconto della principessa morta e dei sette cavalieri del 1951, ad esempio, era tratto della storia di Biancaneve e i sette nani (la cui versione Disney è del 1937).

Al posto dei cavalieri però, nella versione russa compaiono alcuni piccoli aiutanti. Se le tecniche di animazione sembrano simili a quelle Disney, a colpire sono le ambientazioni calate nel contesto russo e il diverso registro cromatico, virato su tonalità più dense (con il colore rosso presente praticamente in ogni inquadratura).

La versione Disney di Biancaneve si basava sul racconto dei fratelli Grimm, mentre quella prodotta da Sojuzmul’tfil’m era ispirata al racconto di Alexander Pushkin. Il tema della giovane donna avvelenata del resto è trasversale all’immaginario di molti popoli.

Molti dei cartoni erano ispirati alle precedenti versioni Disney, altri riuscirono a precederli

Il Fiore Scarlatto, prodotto nel 1952, è la versione animata dell’omonima fiaba russa scritta da Sergej Aksakov un secolo prima. La trama è sostanzialmente quella de La bella e la bestia, con qualche differenza. Mentre la disneyana Belle è figlia unica, la russa Nastya ha due sorelle maggiori. Il “vissero tutti felici e contenti” è comune, ma nel cartone sovietico si aggiungono tentativi delle sorelle gelose di rovinare il celebre happy-end.

Per La Regina delle Nevi, nel 1957, l’ispirazione arrivò da un classico di Hans Christian Andersen. La storia corrisponde all’incirca a quella di Frozen, e fu il primo cartone in assoluto tratto dalla favola danese. Visto l’enorme successo, due anni dopo la Universal Pictures ne acquisì i diritti per la distribuzione negli Stati Uniti, segnando così il primo acquisto di un film sovietico da parte di una produzione americana.

La storia de “La Regina delle Nevi” corrisponde a quella di Frozen, ma mezzo secolo prima

Rusalochka è la Sirenetta dell’animazione russa, decisamente meno felice. È mremo favola e più dramma, probabilmente meno adatta ai bambini, ma più vicina all’originale di Hans Christian Andersen. Nonostante i toni cupi, la trama principale rimane simile: la Sirenetta salva un bellissimo principe, se ne innamora e fa un patto con la strega del mare.

Se però Disney punta al lieto fine, il film sovietico un po’ meno. I disegni sono bellissimi, forse più sperimentali e innovativi di quelli americani, con sfumature oniriche e un collage di elementi e stili diversi.

Poi c’è lo Schiaccianoci. Nel 2018 Disney aveva prodotto Lo schiaccianoci e i quattro regni, con Morgan Freeman, Keira Knightley ed Helen Mirren. La precedente versione russa risale al 1973, ed era un cartone con musiche completamente strumentali, realizzate da Čajkovskij. La storia si basa sullo stesso racconto di Hoffmann del 1816.

Nonostante l’assenza di dialoghi, il cartone è pura gioia: le scene sono colorate e accattivanti, le animazioni fantasiose, il rapporto con la musica centratissimo. Un capolavoro ancora contemporaneo nel linguaggio, con i suoi quasi cinquant’anni di vita sulle spalle.