(tfam Museum)

Nel 2020 il “Museo di Belle Arti” di Taipei ha dedicato una retrospettiva a Huang Hua Cheng, probabilmente il più famoso creativo di Taiwan e quello che più ha influenzato l’immaginario e la cultura locale. Della sua carriera ha parlato il sito Eye on Design, che ha riassunto la grande storia della sua vita e dei suoi lavori.

Hua Cheng era nato in Cina nel 1935. Si trasferì con la famiglia a Taiwan dopo la fine della guerra civile cinese. Da giovane subì le influenze culturali che attraversarono l’isola, specialmente quella giapponese e occidentale (gli americani avevano diffuso, in particolare, una passione per le forme astratte e la pop art). 

Frequentò la National Taiwan Normal University negli anni ’50, dove gli studenti imparavano a imitare i modelli occidentali in stile cinese. Cheng non era interessato a questo tipo di percorso, e cercò altre strade.

(Taipei Fine Arts Museum)

Dopo la laurea iniziò a dedicarsi alla progettazione di magazine, copertine e poster. Nel 1965 rilevò la rivista “Theater Quarterly” insieme ad un gruppo di amici. Era la prima pubblicazione a introdurre letteratura, poesie e film occidentali presso il pubblico di Taiwan. Huang era il direttore creativo, coinvolto nella pianificazione e nella pubblicazione dei contenuti.

Il design della rivista si presentò subito come particolarmente anti-convenzionale, creando la reputazione di Huang come designer ribelle e pioniere della tipografia cinese. Sebbene le risorse per stampare fossero scarse, Huang sfruttò le limitazioni in modo originale, costruendo pattern con poche forme e combinando lettere cinesi e latine.

Particolarmente audace fu il restyling del logo: Hua Cheng sostituì il segno precedente – impostato da destra a sinistra secondo la lettura cinese – con un nuovo logo che si leggeva da sinistra a destra, in linea con la prassi occidentale. Per lui fu una provocazione e un’espressione di modernità.

(Theatre Quarterly, 1965-1968)
(Literary Salon, 1963)

Dal 1949 al 1987 il regime autoritario di Kuomintang abolì la libertà di parola a Taiwan, imponendo la legge marziale. Creativi, designer e giornalisti erano considerati minacce, soggetti a censura, processi ed esecuzioni. Attento a non ottenere una notorietà che potesse renderlo un bersaglio, Huang continuò il suo lavoro usando vari pseudonimi, senza rinunciare ad esporre le sue idee.

Il design della rivista era particolarmente anti-convenzionale.
Si creò rapidamente la reputazione di designer ribelle, in anticipo sui suoi tempi

Quando in occasione delle Olimpiadi di Montreal del 1976 il governo canadese impedì alla squadra taiwanese di partecipare con il nome “Cina” (la regione era divisa tra “due Cine”: la Repubblica Popolare Cinese di Pechino e la Repubblica Cinese di Cheng a Taiwan), Hua Cheng disegnò la serie “Cinque monete per Trudeau“, accusando il primo ministro di aver ceduto alle pressioni economiche della Cina comunista.

In seguito Hua Cheng prese di mira anche agli Stati Uniti. Il poster “La madre di Washington“, con 12 scene di persone aggrovigliate in un coito sotto la bandiera USA, prendeva in giro le accuse di filo-americanismo rivolte agli artisti locali, ma denunciava anche la presenza statunitense in corso.

("Five coins for Trudeau" - Huang Hua Cheng - 1976)
("The Mother of Washington" - Huang Hua Cheng - 1976)

Negli anni ’70 e ’80 l’economia di Taiwan cominciò gradualmente a crescere e le case editrici divennero più interessate alla grafica. In breve Huang divenne un designer particolarmente richiesto. Nel corso della sua carriera disegnò oltre 300 copertine di libri.

Mentre quasi tutte le cover a Taiwan ospitano disegni, Huang preferì mescolare fotografie e grafica. Spesso utilizzava inserti pop e oggetti tratti dal quotidiano, come cacciaviti, elastici e lattine, secondo l’idea che il design dovesse avvicinarsi il più possibile alla vita delle persone.

(Hua Huang Cheng - Eyeondesign)

La scrittrice taiwanese Fu Yue An ha spiegato che Hua Cheng spalancò le idee e l’immaginazione dei creativi di Taiwan. I suoi lavori anticonformisti offrirono un nuovo modo di pensare e interpretare le immagini.

In pochi anni cambiò radicalmente l’approccio all’arte, alla comunicazione e ai linguaggi visivi di un’intera generazione.