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Fusajiro Yamauchi disegnava carte nel suo laboratorio, in una stradina nel centro di Kyoto. Avevano colori vivaci, con grandi illustrazioni realizzate a mano. Erano carte molto richieste, i clienti aspettavano settimane. Davanti alla porta del laboratorio, su un cartello, c’era la scritta 任天堂: “Nintendo”.

Secondo alcune interpretazioni la parola avrebbe avuto, fin dal principio, un significato oscuro. La formula “Nintendo” sarebbe riconducibile al nome “Tengu”, un demone giapponese simbolo del gioco d’azzardo. In Giappone appare spesso disegnato con un grande naso.

Le carte da gioco hanno radici profonde nella storia del Giappone. Durante il XVII secolo la loro invenzione aveva portato alla rapida diffusione del gioco illegale. Per rimediare le autorità vietarono la vendita di carte con segni e numeri, nel tentativo di bloccare i tornei d’azzardo. Ma non bastò. I gamblers inventarono nuove carte con sole immagini, e iniziarono a giocare con quelle. Potevano essere acquistate e vendute ovunque. Le chiamavano “Hanafuda”, “carte floreali”.

Quelle del negozio di Kyoto divennero molto popolari, soprattutto per il talento del suo creatore. Ciò che il signor Yamauchi non sapeva – e non avrebbe mai saputo – è che il suo laboratorio di carte, aperto il 23 settembre 1889, sarebbe diventato una delle società più grandi del mondo. Nel corso dei successivi 70 anni avrebbe generato un universo di gaming ancora in espansione. Due anni fa l’azienda ha compiuto 130 anni.

La parola “Nintendo” sarebbe riconducibile al nome “Tengu”, un demone giapponese simbolo del gioco

Il rapporto tra Nintendo e le carte illustrate non sarebbe durato per sempre. A partire dagli anni ‘50 le carte furono associate, nell’immaginario popolare, alle bische clandestine e alle organizzazioni criminali. Gli stessi gangster le scelsero come simbolo: ancora oggi molti esponenti della Yakuza, i membri della mafia giapponese, hanno tatuaggi ispirati alle prime carte Nintendo. Per liberarsi dal peso di un’associazione poco lusinghiera, l’azienda sospese la produzione nel giro di pochi anni.

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Fu in quel momento che arrivò Hiroshi Yamauchi.
Nel 1950, a soli 22 anni, il pronipote di Fusajiro rilevò la società, trasformandola in qualcos’altro. Fu un leader carismatico e risoluto, dalla mente aperta e innovativa. Aveva un passato oscuro e molte idee: la prima era quella di portare Nintendo in nuove categorie, spingendola oltre la fabbricazione di carte. Guardava in particolare al mondo dei giocattoli, ma si concesse alcune esplorazioni.

Molti membri della Yakuza, la mafia giapponese, hanno tatuaggi ispirati alle prime carte Nintendo

A metà degli anni ‘60 Nintendo finanziò tra le altre cose una compagnia di taxi e un motel ad ore. Sono investimenti sorprendenti, molto citati negli articoli sulla storia del brand, che confermano la ricerca da parte di Yamauchi di mercati alternativi, con un potenziale di crescita sul lungo-termine. Una ricerca che lo spinse ad attraversare territori diversi, in modo spregiudicato e istintivo.

Del resto anche la storia travagliata del logo Nintendo rispecchia un’inquietudine creativa che ha accompagnato la storia dell’azienda. Nato in caratteri giapponesi, il segno è stato virato in caratteri occidentali, poi aggiornato in veste digitale, in seguito cambiato ancora molte volte. Poche aziende hanno visto il loro logo mutare così tanto spesso. 

È una tensione presente nell’identità stessa di Nintendo, nel suo percorso e nella sua missione, almeno fino alla metà degli anni ‘70. Poi gradualmente l’azienda ha iniziato a mettere a fuoco un mercato e un destino: quello dei videogame.

Nella metà degli anni ‘60 Nintendo finanziò una compagnia di taxi e un motel ad ore

Secondo la leggenda, Hiroshi Yamauchi non aveva mai giocato a un videogioco in vita sua. Pensò al primo gioco elettronico – Beam Gun, una pistola dai raggi luminosi – in collaborazione con il produttore di hardware Sharp. Mentre le prime aziende giapponesi come Atari, Mattel e Taito iniziavano a crescere con Pong e Space Invaders, Nintendo sviluppò la sua prima console, la Color TV-Game 6, uscita nel 1977. Nel 1978 arrivò la versione per computer del gioco da tavolo Otello. Ma era solo l’inizio.

Nel 1980 Shigeru Miyamoto, artista visivo giapponese, presentò un videogioco destinato a cambiare il futuro del settore. Il nome era Donkey Kong: c’erano un gorilla gigante e un personaggio con un berretto rosso e i baffi. Il nome del personaggio era Jumpman, ma divenne famoso in tutto il mondo come Mario

Il titolo divenne un successo dappertutto, giovanissimo nelle sale-giochi dei paesi Occidentali. Il nome italiano del protagonista era ispirato al proprietario del magazzino in cui si trovava la sede americana di Nintendo, Mario Segale. Negli anni a venire l’azienda produsse molti altri titoli: Donkey Kong Jr. (in cui il figlio di Donkey Kong deve salvare suo padre dalle grinfie di Mario), The Legend of Zelda e Super Mario Bros (in cui a Mario si aggiungeva il fratello Luigi). Fecero tutti il botto.

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Nel 1989 arrivò la prima console portatile, il Game Boy. Non fu il primo videogioco portatile in assoluto – il primo risaliva a dieci anni prima – ma il design e la lunga durata della batteria lo resero il più diffuso al mondo. Negli stessi anni Nintendo DS divenne la console più popolare tra quelle in commercio, vendendo oltre 100 milioni di unità. All’inizio del nuovo millennio l’azienda spinse ancora in avanti il settore con Nintendo Wii, una delle prime console a basarsi sull’interazione tra schermo e movimento degli utenti.

L’artista visivo Shigeru Miyamoto presentò un videogioco destinato a cambiare il settore. C’erano un gorilla e un personaggio di nome Mario

Curiosamente uno dei maggiori successi della storia recente di Nintendo viene da due creativi esterni all’azienda. Nel 1991 Satoshi Tajiri e Ken Sugimori idearono un gioco basato su alcune creature speciali, ispirate alle grafiche del Game Boy. I due misero su la loro software house (“Game Freak”) e trasformarono l’idea in Pokémon, il primo videogioco realizzato per Nintendo. Fu l’inizio di una partnership che generò molti altri titoli e un franchise milionario di giocattoli, figurine, manga e film.

Nintendo DS divenne la console più popolare al mondo, vendendo oltre 100 milioni di esemplari

Hiroshi Yamauchi è rimasto l’ultimo presidente della stessa dinastia del fondatore. A lungo è stato considerato l’uomo più ricco del Giappone, secondo la solita rivista. Nel 2002 ha lasciato il suo posto a Satoru Iwata, morto nel 2015. Oggi il capo della società è Shuntaro Furukawa, figlio di un esperto di animazione e uno degli artefici del successo di Nintendo Wii.

Gli ultimi anni dell’azienda non sono stati facili. I giocatori più giovani si stanno spostando verso smartphone e tablet, muovendosi in spazi online su cui Nintendo sembra in ritardo. Nel frattempo le sfide con PlayStation e XBox si fanno sempre più serrate. 

Mentre guarda avanti, l’azienda ogni tanto si rivolge al passato. Il brand sforna ancora carte da gioco, anche se occasionalmente: qualche anno fa ha presentato un’edizione limitata di carte hanafuda dedicate al personaggio di Mario. Lo stesso Yamauchi non aveva mai smesso di dirsi orgoglioso di quella storia e di quelle carte, che avevano portato all’azienda enorme popolarità. Una popolarità che ha attraversato due secoli, tra carte, console e un idraulico italiano.

 
Questo articolo è frutto di sintesi e rielaborazione di notizie provenienti da diverse fonti, tra cui BBCKotaku, Interesting Engineering