Akademi Magazine è una rivista digitale indipendente che racconta l’attualità e i problemi della società indiana. La fa con un design e uno stile tipografico di forte impatto. È nata un anno e mezzo fa, quando le proteste sulla nuova legge sulla cittadinanza – ritenuta discriminatoria nei confronti dei musulmani – hanno sconvolto l’India.

Il clima di repressione e di censura instauratosi dopo quell’avvenimento ha fatto scattare qualcosa nelle menti di Charu Pragya e Aarman Roy, rispettivamente Research Associate alla Tandem Research India e Designer Intern per Apple e co-founder della rivista.

Sul sito AIGA – Eye on Design, Pragya e Roy hanno raccontato di provenire da un ceto benestante e piuttosto d’élite, che incoraggia a tenersi informati senza però esporsi esplicitamente e attivarsi per cambiare le cose. Avviare un progetto editoriale indipendente che fosse apertamente critico nei confronti della classe dirigente, nel loro contesto, significava esporsi a critiche e condanne.  

 
 
 
 
 
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Eppure è stata proprio la capacità di raccontare senza mezzi termini i problemi radicati nella società indiana – come la divisione in caste e la discriminazione della comunità musulmana – e altri di ampio respiro (ad esempio le leggi sulla privacy o l’accessibilità dei vaccini) a conquistare molti lettori nel paese e fuori dai confini nazionali.

Il magazine racconta alcuni problemi radicati della società indiana: la divisione in caste, la discriminazione della comunità musulmana, le leggi sulla privacy

A rendere speciale Akademi non sono soltanto gli argomenti trattati, ma anche lo stile grafico e tipografico, frutto di un forsennato lavoro di ricerca tra le biblioteche di New York e Nuova Delhi, dove Pragya e Roy vivono.

Per mesi i due fondatori hanno studiato il design di riviste internazionali come Jacobin, The Baffler, Current Affairs, Dissent e The New Republic. L’idea era raggiungere uno stile simile a quello di pietre miliari come il New Yorker e l’Atlantic, mantenendo comunque una connotazione propria, che richiamasse la cultura indiana, senza però svilirla o stereotiparla.

 
 
 
 
 
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Per Roy, art director di Akademi, una delle principali ispirazioni viene dal libro del filosofo americano John Dewey, “The Public and its Problems“, in cui l’autore ha scritto che: “Gli artisti sono sempre stati forieri di notizie, laddove per notizia non si intende l’avvenimento in sé, quanto piuttosto le emozioni, le percezioni e l’apprezzamento che esso suscita”.

«Questa frase ha cambiato il mio modo di concepire l’arte e il ruolo dell’artista, soprattutto in tempi turbolenti e divisivi come quelli che stiamo vivendo», ha spiegato Roy. Il designer ha capito quanto una notizia appaia più importante e legittima se accompagnata da un design accattivante. Su Akademi cerca di usare le sue abilità nella composizione per trasmettere informazioni in maniera chiara e accessibile, distinguendosi all’interno del brusio digitale.

“Akademi Magazine” usa il design per trasmettere informazioni in maniera chiara e accessibile, per distinguersi all’interno del brusio digitale

Lo stile sperimentale di Roy, che ingloba esperienze e elementi culturali di vario genere, ha permesso a Akademi Magazine di farsi conoscere da una nicchia di esperti e diventare un ritrovo per personalità del mondo della scrittura, dell’arte, della ricerca e dell’attivismo. Il gruppo di autori vede nel magazine uno “spazio sicuro”, dove condividere contenuti che altrove probabilmente non troverebbero spazio. 

Come si legge sul sito, la “mission” di Akademi è far sì che nascano sempre più pubblicazioni di questo tipo in India, così da incentivare le persone a informarsi al di fuori dei canali tradizionali, ad approcciarsi in maniera meno acritica al dibattito pubblico.

 
 
 
 
 
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Da poco è stato annunciato l’arrivo di un’edizione cartacea, che uscirà verso la fine dell’anno. Nelle intenzioni degli autori si tratterà del primo di una serie di numeri tematici, che esploreranno di volta in volta un argomento “caldo”, spaziando dalla politica alla filosofia, dalla scienza all’arte contemporanea.

Trattandosi di un’uscita biennale, la versione cartacea non mira a coprire gli eventi in tempo reale, farà piuttosto affidamento su contributi di approfondimento, realizzati da collaboratori esterni. L’obiettivo non è sostituirsi ai siti di informazione già esistenti, ma proporsi come spazio alternativo, adottando un approccio “lento” che stimoli la riflessione del pubblico.