Danilo Ausiello
Managing partner di Panama

10 copertine di dischi graficamente bellissime

Ci sono Bowie, i Sex Pistols, Keith Haring e Basquiat

1) Arc of a Diver – Steve Winwood

Il titolo è bellissimo: “L’arco di un tuffatore”. La cover l’ha disegnata Tony Wright, designer inglese che aveva già lavorato con pezzi grossi come Bob Dylan e Bob Marley. Per la silhouette in copertina Wright aveva tratto ispirazione dal libro “Jazz”, di Matisse. 

 

2) Olé – John Coltrane

L’album è del 1961, l’anno in cui Coltrane uscì dal gruppo di Miles Davis per mettersi in proprio, portandosi dietro il sassofono. La copertina del disco è di John Jagel e Bob Slutzky, due creativi newyorkesi del tempo. I caratteroni grandi e lo spazio diviso in orizzontale trasmettono solidità e un certo radioso ottimismo (olè).

 

3) True Blue – Harold Floyd Brooks

Altro sassofonista anche lui niente male. Il disco cita molti blu: il blu alice, i blue jeans, il Blue Note. Alle fine decisero di metterne 12 in copertina, disposti in ordine-Pantone, con uno più vero degli altri. Il design è di Reid Miles, creativo famosissimo: disegnò all’incirca un decennio di jazz.

 

4) Caravan – Eddie Layton

Sulle copertine jazz compaiono spesso elementi astratti e incasinati. A volte si vedono illustrazioni e font irrequieti (lettere storte, figure allungate e asimmetriche) allo scopo di trasferire l’irregolarità della musica che rappresentano. La sentite, negli occhi, l’irregolarità?

 

5) First Record – The Offs

L’artista americano Basquiat disegnò la copertina per una band sconosciuta di suoi amici. Oggi una copia del disco vale centinaia di dollari, anche se nessuno conosce i “The Offs”.
La cover include elementi che avrebbero contraddistinto le opere dell’artista: la figura totemica al centro, il tratto primitivo, l’anarchia nel layout. Il vinile oggi è sui 400 dollari. I The Offs non hanno più fatto un disco.

 

6) Never Mind The Bollocks – Sex Pistols

Hipgnosis era l’agenzia londinese di Storm Thorgerson, Aubrey Powell e Peter Christopherson. Verso la fine degli anni ’60 disegnarono per i Pink Floyd due delle copertine più famose di sempre: The Dark Side of The Moon e Animals. Qui ce n’è una per i Sex Pistols fatta con uno strappo rosa e font ritagliati insieme come le lettere di riscatto scritte dai rapitori.

 

7) Turn Back – Toto

Realizzata da Tony Lane per l’album dei Toto nel 1981. Lane aveva curato il restyling della rivista Rolling Stone negli anni ’70. Aveva progettato cover per un numero impressionante di artisti tra cui Michael Jackson (“Bad”) e Barbra Streisand (“Greatest Hits, Volume 2”). Questo fu forse il suo capolavoro. Per l’occasione riuscì perfino a convincere l’etichetta (la Columbia Records) a togliere il logo dal fronte per non rovinargli l’opera, infilandolo in un angolo sul retro.

 

8) The Life of Pablo – Kanye West

Artwork post-moderno di Peter de Potter, amico di West. C’è il titolo dell’album in maiuscolo e una foto di famiglia al centro. L’altra fotografia ritrae la modella Sheniz Halil, scelta da Kim Kardashian, moglie di West e influencer planetaria (la modella si è dichiarata “lusingata e benedetta”).

Misterioso il senso della scritta “which one” (“quale?”) nella parte in basso. Pare che ad un certo punto West non ricordasse più a quale cavolo di Pablo avesse dedicato il disco (Picasso? Neruda? Escobar?).

 

9) The Last Hero – Kino

 

Sulla grafica sovietica dei dischi c’è tutta una letteratura, e qui un post interessante. Questo è “Last Hero”, disco della band sanpietroburghese Kino, molto attiva intorno agli anni ’80. La copertina riprende il collage russo e l’estetica delle avanguardie artistiche, unendo pochi colori, grandi concettualità e tagli diagonali.

 

10) Without You – David Bowie

Keith Haring realizzò la copertina del singolo “Without you” di David Bowie nel 1983. Il brano sarebbe poi stato incluso nell’album “Let’s Dance” dello stesso anno. Gli omini tipici di Haring, con il loro tratto spesso, si abbracciano festosi. Tutto intorno raggi radianti, una costante di Haring, per trasmettere luminosità e sfottere un po’ l’iconografia cattolica.